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Scienza e Lavoro OneTV “LA FAMIGLIA: EDUCAZIONE E BENESSERE” (sessione pomeridiana)

Seconda parte della sessione pomeridiana “La Famiglia: Educazione e Benessere”, trasmessa su Scienza e Lavoro, condotta dal dott. Diego Righini
Interventi dei relatori e Onorevoli presenti (parte 2):
https://www.youtube.com/watch?v=B8x33_BZQ6I
0.09 Dott. Massimo Marzi – Autore del Format il BENEGIORNALE. (vedi prima parte)
06:11 Senatore Domenico Scilipoti Isgrò – Vicepresidente della Commissione Scienza e Tecnologia dell’Alleanza Atlantica
20:31 Onorevole Roberto Rampi
27:15 Dot.ssa Chiara Gambino-Psicologa e Psicoterapeuta, mediatrice familiare
44:02 Onorevole Eleonora Bechis
45:04 Giuseppe Calì-Presidente Fondazione delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione

Scienza e Lavoro OneTV “LA FAMIGLIA: EDUCAZIONE E BENESSERE” (sessione pomeridiana)

Ringraziamo ancora il Dott. Diego Righini per aver trasmetto e guidato la sessione pomeridiana della Conferenza”La Famiglia: Educazione e Benessere”
Qui potrete trovare gli interventi dei vari relatori (parte 1) :
https://www.youtube.com/watch?v=NbJ4QaSSm-c
min. 01.24 – Dott. Diego Righini- Politologo, autore di SCIENZA E LAVORO OneTV
05.30 Elisabetta Nistri-Presidente WFWP Italia
23.20 Dott. Raffaele Cavaliere-Psicologo e psicoterapeuta
49.59 Dott. Massimo Marzi – Autore del Format il BENEGIORNALE.(continua nella 2 parte )

“Per risolvere le situazioni problematiche, abbiamo tre strade: una quella della Passione, una è quella della Ragione, la terza è quella del Coraggio. A volte queste tre strade devono collimare; a volte l’una esclude l’altra”-Vincenza Palmieri

“Per risolvere le situazioni problematiche, abbiamo tre strade: una quella della Passione, una è quella della Ragione, la terza è quella del Coraggio.
A volte queste tre strade devono collimare; a volte l’una esclude l’altra”.

Parliamo di soluzioni, dunque, soluzioni per famiglie che hanno problemi con le scuole, e non problemi a scuola. Si sottovaluta molto quello che sta succedendo nelle scuole. Sembra che sia una questione che riguarda soltanto docenti, studenti e organizzazione sanitaria (le ASL), quando invece è un fatto che sta investendo la società con una portata ampissima, perché la quantità di diagnosi che abbiamo in questo momento in Italia è tale da incidere sulle famiglie. Le famiglie di oggi – perché comporta una rilettura dei rapporti, una individuazione del figlio con diagnosi, i tentativi e la ricerca di soluzioni che spesso si trasformano in problemi – ma andrà ad incidere anche sui prossimi adolescenti che saranno, dunque, gli uomini di domani.
Il 30% di diagnosticati oggi saranno i genitori e politici domani: persone con un pacchetto di competenze differenziato; quindi, di base, stiamo creando una sorta di classismo sociale di gravissima portata, perché omettere nella programmazione scolastica competenze e porzioni di programma e abilità – come quella matematica e di calcolo, per esempio – avrà ricadute sulle generazioni future. Dobbiamo sapere e ricordare, infatti, che quel bambino non sarà sempre tale ma che, appunto, un domani sarà genitore.
Stiamo costruendo una società monca, che in questo momento si esplicita con evidenza in una Famiglia monca, estremamente problematica.

Qual è la soluzione, dunque, in tutto questo? La soluzione è quella di leggere la Legge 170 nella sua vera natura. E’ possibile presentare delle proposte di legge, affinché questa norma sia vista alla luce dei risultati che ha prodotto e delle interpretazioni fallaci e della deriva che ha prodotto.
Bisogna rivedere la norma, contestare la norma e – se siamo oggi ad un tavolo anche politico, in una sala del Governo – questa è la sede corretta per continuare a rilanciare con più forza la rivisitazione della Legge 170 e non solo: anche la Legge sui BES.
Si tratta, insomma, di fare il punto su ciò che sta accadendo nelle scuole e ragionare con i dati che abbiamo oggi, perché le Leggi sono state completamente stravolte. Non mi sembra, per esempio, che i figli delle famiglie che hanno avuto una diagnosi di dislessia, oltre a non vedere il proprio bambino bocciato, abbiano avuto altri risultati.
Un altra proposta è quella di una rinnovata attenzione e rilettura sulla Legge che c’è in questo momento, in particolare su un punto fondamentale: la norma dice chiaramente che solo dopo che il docente ha fatto una serie di passaggi, monitoraggi e ha ravvisato una serie di evidenze, solo allora si può procedere; ma queste evidenze, questi monitoraggi oggi si sono tradotti in screening e diagnosi precoci. Parliamo, dunque, di un tessuto che diamo per scontato che sia malato: ecco perché poi tutto ciò si traduce in diagnosi precoci.
Non si fanno diagnosi precoci per le malattie oncologiche, per le cardiovascolari – che sono la prima causa di decesso al mondo – ma c’è una capillarità nelle diagnosi a scuola.
Credo che questa sia la soluzione: andare ad intervenire all’interno di questo sistema che si è incrinato per il succedersi troppo rapida di figure istituzionali e Ministri competenti, così come per la forte incidenza del Sistema Sanitario all’interno del Sistema Scolastico.
Io provengo dall’epoca dei Decreti Delegati, dall’epoca del dialogo Scuola-Famiglia: quando parliamo di Scuola, parliamo di Famiglia; sanare la Scuola significa sanare la Famiglia. Quella di oggi e quella di domani.
Io sono pronta personalmente a tenere sempre attivo il mio tavolo di lavoro per lavorare concretamente su questa ipotesi. La cosa peggiore che possiamo fare, come al solito, è non fare niente.

Permettetemi di concludere ringraziando (le Associazioni Presenti) ma in particolare l’On. Bechis, che è stata con noi a Torino, ha sostenuto con noi il Governo dell’Ecuador nella sua dura battaglia, ha lavorato insieme a noi ad un progetto interessante di rivisitazione della Legge 285/97, si è impegnata nell’ambito dei Minori allontanati e in mille altre battaglie. La sua vivacità politica ed intellettuale è sempre stata ampiamente condivisa e per questo la ringrazio di cuore in questa giornata importante in cui ha voluto raccogliere l’esperienza di questi anni, in un evento di meravigliosa sintesi.
Auguro a lei e a tutti noi, di cuore, che il suo impegno, la sua passione e la sua competenza possano essere messi al servizio dei Cittadini ancora per decenni.

Relazione di Vincenza Palmieri-Presidente INPEF

Dal pregiudizio all’ascolto per la scoperta dell’unicità in noi e nell’altro (Virginia Vandini -Presidente de Il valore del femminile)

Ognuno di noi è unico e complesso allo stesso tempo. Per conoscere e conoscersi si può far riferimento a etichettamenti o stereotipi, ma con quale risultato?
L’ascolto è l’unica via per entrare veramente in contatto con sé e con l’altro e per comprendere che le differenze sono una risorsa e non un ostacolo.
Ci sono tuttavia delle abitudini quando ascoltiamo che non rendono particolarmente facile questo processo. Ad esempio:
• prepariamo quello che diciamo mentre l’altro sta parlando
• interpretiamo o facciamo seconde ipotesi su quello che l’altro dice
• pensiamo di sapere già quello che l’altro sta per dire
• mentre ascoltiamo, pensiamo a come aggiustare o aiutare o soccorrere l’altro
• giudichiamo, valutiamo quello che l’altro dice
È evidente che bisogna educarci all’ascolto in una realtà in cui siamo continuamente bombardati da molteplici stimoli e condizionati in maniera spesso poco consapevole sulle nostre scelte.
L’UNESCO l’ente che si occupa dello sviluppo e della civilizzazione dell’umanità ha individuato nella comunicazione, insieme alla cultura e alla conoscenza scientifica, uno dei pilastri fondamentali per il possibile progresso dell’uomo.
Con queste consapevolezze nel 2013 ho fondato Il valore del femminile e la Scuola di formazione in counseling. Allora avevo compreso che soltanto attraverso la costituzione di un capitale sociale significativo basato sulla relazione e sulla fiducia è possibile che le persone, ovvero uomini e donne si aprano e, nello stesso tempo, possano mettere in atto la fondamentale “tecnica” dell’ascolto.
Nella realtà imprenditoriale oggi si parla di right profit considerando tre fattori: il profitto per l’azienda nel momento in cui eroga un servizio; la soddisfazione del cliente che usufruisce di quel servizio; il benessere che se ne determina per la collettività.
È nelle parole di uno studente della nostra scuola che concluderà la sua formazione a novembre di quest’anno che emerge il nostro right profit:
“quando ho cominciato a frequentare e studiare, tutti i moduli proposti hanno avuto un grande impatto nella mia vita sociale, professionale ed affettiva. Il primo ambiente dove ne ho subito messo in pratica l’efficacia è stato quello del lavoro dandomi strumenti pronti per comprendere meglio le dinamiche emotive e relazionali. Ciò che in precedenza era gestito “soltanto” con le mie personali doti di educazione, gentilezza e sensibilità, diventava un mondo dove le mie nuove nozioni di prossemica, linguaggio non verbale, mimica facciale e corporea si rivelavano essere delle chiavi di lettura per comprendere meglio le emozioni e gli stati d’animo di chi mi stava di fronte e avere quindi la possibilità di contribuire, per un intero gruppo, a vivere più serenamente la vita lavorativa.”
Cosa insegniamo dunque ai nostri studenti?
l’autenticità cioè ad essere sempre in contatto con le proprie emozioni, anche quelle negative, per relazionarsi efficacemente con quelle altrui;
epoché, ovvero la sospensione da giudizi di valore del proprio vissuto, sia in senso positivo che negativo;

l’empatia, ossia la capacità di sperimentare interiormente e comunicare – pur mantenendo un distacco necessario ai fini della relazione – il mondo emotivo rappresentato dall’altro.
Questi principi che riprendiamo dalla psicologia umanistica introdotta da Carl Rogers, sono alla base del nostro modello educativo presentato nel libro “Amore. Ascolto. Accoglienza”.
Mi ha reso particolarmente felice quando ho ricevuto l’invito di Elisabetta Nistri che rappresenta la Federazione delle donne per la pace nel mondo a portare il mio contributo in questo convegno la cui finalità comune, il filo rosso che lega il nostro essere qui, è di creare pace.
Ma cosa vuol dire essere in pace? Che cos’è la pace?
La pace nella mia esperienza non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si è. Essere in pace con se stessi innanzitutto e poi con il mondo intero e desiderare che la pace sia per tutti, che tutti gli esseri arrivino alla pace naturalmente. La pace è il presupposto per vivere nella grazia, nell’armonia, nell’amore e nella collaborazione che sono tutte quelle componenti rappresentative di uno stato di equilibrio.
Il titolo del nostro evento di oggi ci riporta a quello che diceva Gandhi: siate il cambiamento che volete vedere nel mondo. Se vogliamo vedere un mondo onesto siamo onesti, se vogliamo vedere un mondo schietto, siamo schietti e diretti, se vogliamo un mondo gioioso, siamo gioiosi.
Quando si è in pace, si vive la pace uscendo anche dall’idea che “oggi aiuterò gli altri” perché è il mio stesso essere ad offrire aiuto come esempio, come guida, come presenza.
È importante soprattutto che i più giovani abbiano qualcuno a cui si possano rivolgere, fare le proprio confidenze, chiedere consiglio per superare serenamente le loro impasse e proiettarsi nella vita con fiducia, con coraggio ed entusiasmo. In fondo loro sono il nostro futuro al quale andrebbe insegnato ad ascoltare la propria interiorità, il proprio spirito guida o daimon, come lo defisce Hillman ne “Il codice dell’anima”.
E come si ascolta il proprio daimon?
Innanzitutto imparando ad osservare che cosa succede dentro di noi perché la prima consapevolezza è la consapevolezza di se stessi.
Quando noi siamo concentrati sulla nostra interiorità e osserviamo le sensazioni fisiche, le emozioni e i tipi di pensieri che ci attraversano, senza giudicare, scopriamo il nostro mondo interiore, la nostra unicità e questa comprensione ci porta ad accettare, a essere noi stessi in tutte le nostre sfaccettature anche contraddittorie perché la contraddizione fa parte dell’essere umano essendo immersi in una realtà duale.
Questi non sono concetti recenti, sono concetti antichissimi dell’Advaita Vedanta che si perdono nella notte dei tempi e sono ritrovabili, rintracciabili in tutte le tradizioni filosofiche che sono dietro i paradigmi religiosi. Questi principi che sono plurimillenari non sarebbero niente però se non trovassero delle voci, delle persone vere, reali.
Queste persone siamo noi, qui, adesso che le abbiamo ricevute e incarnandole le abbiamo fatte nostre, scorrono nel nostro sangue e sono depositate nel nostro DNA.
Per cui la novità siamo noi oggi che possiamo mantenere e rendere vivi questi messaggi eterni e contribuire alla costituzione di una massa critica che s’impegna, si sacrifica, si dona per la realizzazione di un nuovo mondo.

Presidente de Il valore del femminile – Virginia Vandini, 15 Marzo 2017, “Essere il cambiamento oggi:Uguaglianza, Educazione, Lavoro, Diritti dei Minori”